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NBA

Klay Thompson: il potere della perseveranza. Tornare alle Finals dopo due operazioni

Valeria Rubino

Articolo per  @Corriere della Sera  e video per Corriere TV

L’incubo degli infortuni

Dopo due operazioni e due anni di noiosissima fisioterapia, Klay Thompson è non soltanto tornato in campo, ma è di nuovo alle finali NBA.

Il potere della tenacia

La guardia/ala dei Golden State Warriors è la prova che la perseveranza, la forza mentale e l’impegno possono portare a risultati straordinari. Anche quando non si vede la luce alla fine del tunnel. Anche quando la vita ti colpisce con una batosta dietro l’altra.

Due operazioni e tanta fisioterapia

Dopo la rottura del crociato sinistro durante le finali NBA del 2019, Thompson subisce la prima operazione al ginocchio ed è fuori per tutta la stagione 2019-2020. Figlio del cestista bahamense Mychal Thompson, Klay rinnova il contratto con la franchigia californiana e ritorna ad allenarsi con la squadra nel settembre 2020. Due mesi dopo, Thompson si infortuna nuovamente durante una partita di allenamento. Stavolta si tratta di una lesione al tendine di Achille, che lo costringe a perdere tutta la stagione 2020-2021. Se il primo anno di fisioterapia è stato difficile, il secondo anno sembra, inizialmente, quasi insormontabile. L’intera carriera di Klay Thompson è in pericolo.

Klay Thompson Warriors
Klay Thompson

Rientrare in campo sembra un sogno lontano. Ma è proprio il potere dei sogni ad avere la meglio ed impedirgli di mollare tutto: Klay continua il suo lavoro meticoloso sul proprio corpo, non si scoraggia, riesce a superare anche mentalmente una serie di difficoltà. Due anni di preparazione fisica e mentale per poter tornare in campo. Giornate buie, frustrazione.

Il ritorno

Nel gennaio 2022, dopo 941 giorni di assenza, Thompson torna in campo.

L’aspetto più difficile

Qual è stato l’aspetto più difficile di tutte queste vicissitudini? Cosa c’è voluto per continuare a crederci? Ne abbiamo parlato con Klay durante le finali. Considerando dove si trovava l’anno scorso e dov’è arrivato oggi, cosa c’è voluto per continuare a combattere? E come lo fa sentire essere di nouvo alle Finals? “Wow. Bellissima domanda. Sono incredibilmente grato,” ha detto Thompson al Corriere della Sera. “L’anno scorso la cosa più difficile è stata poter solo guardare gli altri giocare in questo periodo ed essere da solo nel palazzetto di casa. Giornate lente. E come se non bastasse, la parte più dura è stata non essere in grado di sollevare i talloni per un calf raise (esercizio per i polpacci in cui ci si sollava sulle punte dei piedi) per 4-5 mesi. Ci è voluta un’incredibile quantità di lavoro noioso.” “Cosa vuol dire essere qui? È straordinario, “ ha aggiunto Thompson. “Vorrei che fossimo in vantaggio di 2-1 o 3-0, ma non è così. In ogni caso è una grossa opportunità. Sto solo provando a godermi questo momento perché so cosa sono stati per me questi ultimi due anni. Non c’è nessuna garanzia in questa lega, quindi sto provando a vivere appieno questo momento.”

Thompson è diventato un’ispirazione per le persone che devono affrontare infortuni o grosse difficoltà. Una motivazione a continuare a credere nei propri sogni e a lavorare su sé stessi. La forza mentale e la tenacia hanno permesso a Klay di tornare nell’ambiente che gli è più congeniale. Thompson oggi sta combattendo per un altro titolo con il suo “Splash Brother” Steph Curry e compagni. I Warriors sono una delle squadre dominanti della lega dal 2015. Thompson e compagni lottano per vincere il quarto anello, dopo quelli conquistati nel 2015, 2017 e 2018. Immensamente grato di avere quest’opportunità, l’oro olimpico di Rio 2016 sta provando a godersi ogni istante di questo suo meritato ritorno.

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