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Usa: pena di morte o ergastolo per l’autore della strage di Parkland. La giuria deciderà nei prossimi mesi

parkland shooter

Di Valeria Rubino

Fort Lauderlale (Florida, Usa), 19 lug. (LaPresse) – È iniziata lunedí la ‘’penalty phase’’ del processo per la strage nella scuola di Parkland, Florida, e ci vorranno circa quattro mesi per raggiungere una sentenza. Il pubblico ministero ha subito chiesto la condanna a morte per il 23enne Nikolas Cruz, che il 14 febbraio 2018 entrò nella Marjory Stoneman Douglas High School ed uccise 17 persone, di cui 14 studenti, con un fucile d’assalto AR-15, arma a canna lunga simile a quelle usate per le recenti sparatorie nel supermercato di Buffalo (New York) e nella scuola elementare di Uvalde (Texas)

 I legali dell’imputato, invece, chiedono una condanna all’ergastolo. Sarà una giuria di 12 persone, selezionata negli ultimi tre mesi, a decidere l’esito del processo. Per una condanna a morte è necessaria una decisione unanime della giuria.

Martedì il giudice ha respinto l’obiezione della difesa di Cruz, secondo la quale mostrare dettagli cruenti della scena del massacro è una violazione dei diritti costituzionali dell’imputato, e i giurati hanno assistito alla proiezione di una video compilation sugli spostamenti di Cruz nella scuola il giorno della strage, realizzata con le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza.

Lo scorso ottobre Cruz si è dichiarato colpevole di 17 capi d’accusa per omicidio di primo grado e 17 capi d’accusa per tentato omicidio. Il giovane aveva 19 anni quando entrò con un borsone nero nel liceo da cui era stato espulso, preparò il fucile per le scale e perpetrò il premeditato massacro. Arrestato nelle vicinanze della scuola poco dopo la strage, Cruz confessò subito alla polizia di essere l’autore della sparatoria.

Appassionato di armi ed affetto da problemi psichiatrici, dopo la morte della madre adottiva Cruz aveva continuato a vivere con la famiglia affidataria ed era solito scrivere commenti violenti sui social. Descritto da diversi conoscenti come “violento e molto disturbato”, il giovane era stato curato per diverso tempo in una clinica psichiatrica. In alcuni messaggi aveva descritto l’atto dello sparare come una sorta di terapia.

I giurati dovranno decidere se dare più peso alle attenuanti dell’infanzia tumultuosa e dei problemi di salute mentale del ragazzo o alle circostanze aggravanti, tra cui l’efferatezza e la crudeltà con cui è stato perpetrato il massacro. Nel tentativo di convincere la giuria ad optare per la pena di morte, il pubblico ministero di Broward county Mike Satz ha mostrato dettagli strazianti di una delle sparatorie più sanguinose in una scuola americana. “Gli omicidi, tutti e 17, sono stati strazianti, atroci e crudeli,” ha detto Satz all’inizio del processo. “Tutti e 17 freddi, calcolati e premeditati,” ha aggiunto, ricordando le parole agghiaccianti del video registrato dall’imputato tre giorni prima dell’attacco: “Ciao, mi chiamo Nick. Sarò il prossimo massacratore in una scuola del 2018. Il mio obiettivo è uccidere almeno 20 persone con un AR-15. Sarà un grosso evento. Quando mi vedrete nei telegiornali saprete chi sono. Morirete tutti. Non vedo l’ora. Oh si, non vedo l’ora.”

 Una quarantina di membri delle famiglie delle vittime e diversi superstiti erano in aula i primi due giorni di questa fase del processo; tanti non sono riusciti a trattenere le lacrime o hanno scosso la testa metre la pubblica accusa descriveva il massacro e mostrava testimonianze video. Prima testimone chiamata al banco l’insegnante Brittany Sinitch, i cui studenti stavano scrivendo lettere di San Valentino ispirate a “Romeo e Giulietta” quando l’attacco iniziò. “Chiamai subito il 911 (la polizia). Mi venne istintivo. Non riuscivano a sentirmi a causa del rumore dei colpi di arma da fuoco. Era così rumoroso.”

“Eravamo come anatre sedute, incapaci di proteggerci,” ha commentato l’allora studentessa del liceo Danielle Gilbert. I video filmati da lei e da un altro studente sono stati mostrati soltanto alla giuria, ma la gente presente in aula poteva sentire i rumori atroci della sparatoria e i lamenti della gente colpita. “Basta, fermate quell video,” ha gridato uno dei genitori, mentre una donna si è coperta le orecchie e ha dovuto lasciare l’aula, dove erano presenti anche due cani addestrati per fare da supporto morale a chiunque ne avesse bisogno.

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